Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing
Cosa rende il passaparola “l’idea di marketing più affascinante degli ultimi tempi”, almeno secondo Philip Kotler?
Risponderanno domani all’Hotel Bernini Bristol di Roma i portavoce di Barilla, Eagle Picture, Luxottica ed altri nel corso del convegno organizzato da Business International.
Berlusconi ferito e il lessico di YouTube
L’attacco del 13 dicembre al Presidente del Consiglio ha scatenato critiche e dubbi intorno all’aggressività veicolata dal web.
Le generalizzazioni hanno ignorato spesso sia le differenze tra piattaforme di comunicazione (blog, forum, social network ecc), che quelle tra policy, scelte editoriali e di amministrazione all’interno di piattaforme simili.
Abbiamo esplorato il tema della violenza verbale sull’episodio Berlusconi all’interno di un canale specifico: Youtube Italia. Questo canale è caratterizzato da una diffusione ampia e da una modalità di interazione (anonima, interamente user generated) che lo rendono particolarmente significativo per capire cosa accade tra gli utenti Internet italiani.
Questa forte significatività del canale obbliga però anche alla prudenza interpretativa. I risultati dell’analisi valgono solo per un ristretto bacino di utenza (prevalentemente giovani) e riflettono le condizioni particolari del dibattito: nessuna responsabilità legale per i contenuti inseriti, nessun contatto diretto con gli altri utenti né possibilità di essere riconosciuti.
Il campione di 7000 commenti è stato raccolto dai video più visti nelle 24 ore successive all’accaduto. Il corpus è stato poi analizzato per scoprire le parole più frequenti e le loro relazioni di vicinanza. Il risultato è un network semantico in cui la grandezza dei nodi corrisponde alla frequenza delle parole e il numero sugli archi a quante volte vengono associate l’una all’altra.
Fig.1 - Berlusconi ferito, network semantico
Un giorno ne varrà due. Anche home banking e call center ci cambiano la vita. Che risulterà raddoppiata.
“Vivere senza staccare mai la linea vorrà dire vivere due volte. Certamente tra cinque anni, ma già oggi ogni giorno conta per uno e mezzo”. Lo scrive Ildegarda Ferraro in un articolo comparso sulla rivista Bancaria n.10 del 2009. I consumi in genere e quelli mediatici in particolar modo sono fortemente influenzati dal tempo che abbiamo a disposizione; tuttavia i nuovi media accelerano le nostre attività e allungano le nostre giornate, permettendo di ricavare nuovi spazi e riducendo la portata di queste limitazioni. Ecco l’articolo.
Fig. 1 - Harold Lloyd appeso a un orologio
Le nostre giornate sono già di 36 ore e non di sole 24. Lo rileva l’ultima ricerca Cisco Visual Networking Index (VNI) 2008-2013. Tra cinque anni potremo contare ogni giorno su 48 ore se continueremo a vivere e a lavorare connessi on line. In linea con questa prospettiva tutto quanto si registra nell’home banking e nei call center bancari, come rivelano alcune indagini dell’ABI.
Stefano Vitta, Mirko Pallera e Andrea Febbraio alla presentazione di WOMMI
La presentazione di WOMMI, l’associazione italiana dei professionisti del marketing tramite passaparola, è stata un’occasione di confronto tra differenti realtà professionali che ruotano intorno alla comunicazione.
Hanno parlato giornalisti, professori, dirigenti, blogger, professionisti del web 2.0, e ognuno ha toccato aspetti diversi ma significativi del passaparola e dei cambiamenti in atto nel communication mix.
Ecco tre estratti con alcuni dei momenti più significativi della discussione.
Stefano Vitta suggerisce di ripensare il rapporto tra azienda e cliente alla luce delle trasformazioni introdotte dai media partecipativi, in direzione di nuovi valori da condividere e di nuove modalità di condivisione.
Premio “passo falso 2009″ nella misurazione
E’ quello che ha deciso di consegnare sul suo blog Alan Chumley, professione measurement PRoponent PRomulgator & consultant, all’agenzia canadese Influence Communication.
Circoscrivendo di gran lunga, come egli stesso afferma, le proprie possibilità di carriera, il blogger spiega le motivazioni del poco prestigioso riconoscimento.
Secondo Chumley Influence non è che uno dei tanti innesti frankensteiniani di aggregatori di news, analisi automatiche/semplicistiche del contenuto e deliziosi grafici a torta che ‘animano’ la concorrenza fra le web-agencies. Ordinaria amministrazione si penserà, ormai realtà del genere spuntano come funghi anche in Italia. Ma i soggetti in questione l’hanno fatta grossa, mostrando le assurdità che un’applicazione al contempo ingenua e opportunista dei propri strumenti può partorire.
L’agenzia ha monitorato per conto del Cirque du Soleil la copertura di un evento, il viaggio spaziale del fondatore del circo Guy Laliberté. Con un imponente tamtam mediatico ha poi annunciato come “il primo clown nello spazio” abbia superato di ben 23 volte per importanza sui media il tema della presenza del Canada in Afghanistan.
Fig.1 - Guy Laliberté nello spazio
Facebook. Tutti nel vortice
Il fatto che l’ex-inviato del Grande Fratello Marco Liorni scriva un libro su Facebook e che qualcuno lo pubblichi dimostra da sè che siamo davvero TUTTI nel vortice. Perchè allora darsi la pena di leggere altre 200 pagine sul tema?
Forse qualcuno si sorprenderà che per gli amici Facebook si dice Feisbuk, che può provocare la FAB (Facebook Addiction Disorder) o che possono insorgere problemi di privacy e furti d’identità, tutte questioni nuove e interessanti per chi negli ultimi 3 anni ha vissuto in una camera iperbarica, oppure nella casa della famosa trasmissione televisiva.
A qualcun’altro invece potrebbe venire in mente un parallelo tra FB e GF, sia per la rilevanza dei due fenomeni mediatici che per le derive a cui possono condurre: la spettacolarizzazione del quotidiano e della mediocrità, la competizione basata sui rapporti sociali, passare la vita chiusi in casa…
Marco Liorni, Facebook. Tutti nel vortice, Curcio, 2009, 208 pp.
Negri, froci, giudei & co.
Se vogliamo misurare realisticamente la diffusione dell’odio xenofobo sui media è meglio abbandonare il terreno soft (anche se non ancora idilliaco) della stampa e dei blog per avventurarci sui forum e tra i commenti di Youtube: qui il mordi e fuggi anonimo garantisce una libertà di espressione ben più rappresentativa degli stereotipi condivisi, ma anche più inquietante.
Prendendo come esempio l’atteggiamento verso l’omosessualità, non è raro imbattersi nella reiterazione di formule come “castrazione chimica per i gay”, “al rogo”, o l’onnipresente “fate schifo”.
Senza scomodare il web 2.0, l’autore de La casta prende spunto e titolo da una scritta che può leggersi sui muri di tante città italiane («Andate tutti a ‘fanculo: negri, froci, giudei & co.!») per ricostruire un’attualità che non rispecchia le speranze di Obama & co., ma si nutre piuttosto di bullismi e pulizie etniche, ideologie ispirate al mito dell’ombelico del mondo e un “etnocentrismo esasperato e ridicolo”.
All’origine della rappresentazione fobica dell’altro l’autore rintraccia l’idea dell’essere “al centro del mondo”, eletti, puri, che permea a suo avviso ogni costruzione dell’identità collettiva con pretese di forza assoluta e durata eterna.
Ci ripromettiamo di indagare queste conclusioni in uno studio ad hoc sugli ipertesti citati.
Gian Antonio Stella, Negri, froci, giudei & co. L’eterna guerra contro l’altro, Rizzoli, 2009, 331 pp.
VIII Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione
Nessun gioco a somma zero per la crescita dei media: l’Ottavo Rapporto Censis/Ucsi sulla Comunicazione definisce il decennio appena concluso quello della moltiplicazione e integrazione dei media, e dell’espansione del loro impiego.
Rispetto al 2001 la tv raggiunge ormai la quasi totalità degli italiani (il 97,8%, +2% rispetto al 2001) e Internet la metà (47%, +26,9%). In crescita anche cellulari, radio, quotidiani e libri.
Due fenomeni degli ultimi anni, il calo di lettura dei quotidiani (-12,2% rispetto al 2007) e l’aumento dell’estraneità ai mezzi stampa (39,3%, +5,4% rispettto al 2006) in particolar modo fra i giovani (+10%), autorizzano a parlare di press divide, che controbilancia l’attenuarsi del digital divide (diminuzione estraneità a Internet -19,7%).
Rispetto al 2007 aumenta invece l’uso dei cellulari, ma solo per le funzioni base (+21,7%), mentre gli smartphone calano del 15,8% e i videofonini del 7,2%.
Sia per il calo degli smartphone che per quello della carta stampata vanno considerati gli effetti della crisi in corso, che penalizza i servizi a pagamento e in particolar modo i più costosi. Non è stata invece colpita la tv digitale che, grazie allo switch over del segnale analogico e al successo dei nuovi servizi, ha registrato un aumento di diffusione sia per il satellitare (+7,9%) che per il terrestre (+14,6%).
Trattare l’aria fritta da PR professionisti
Esiste una risposta scientifica al problema delle “voci di corridoio”, della loro proliferazione e delle strategie per contenerle?
Senza dubbio esiste un’expertise professionale consolidata, ed è ciò che si proponeva di indagare questo seminale studio, pubblicato nel 1999 dall’Institute for Public Relations e molto citato negli anni a venire.
Sul tema dei rumour gli autori intervistarono 74 esperti di primo livello, scelti tra i portavoce delle più grandi organizzazioni multinazionali.
Il disprezzo per l’oggetto dell’indagine emerge nel titolo: il riferimento è all’aria calda che solleva i palloni volanti e che denota, con una sfumatura diversa dall’italiana “aria fritta”, i discorsi vuoti, verbosi, esagerati o inconcludenti.
Le caratteristiche del rumour su cui i top pr concordano sono la sua frequenza e una cronica negatività, tanto nei contenuti che negli effetti: aspettatevi di imbattervi continuamente in voci dannose per la vostra organizzazione, sia per la sua immagine esterna che per il morale e la produttività interna.
La frequenza tende ad aumentare nei periodi di cambiamento e di incertezza, ma gli argomenti sembrano ripetersi: soddisfazione e sicurezza sul posto di lavoro, cambi di personale e di ruoli.
I pr rispondono con una varietà di strategie più o meno aggressive, ma il modo più efficace e unanimemente consigliato per inibire la proliferazione delle voci è quello di arginare quanto possibile l’incertezza sui cambiamenti a venire, attraverso un rilascio regolare di comunicazioni efficaci, chiare, brevi e coerenti.
N. DiFonzo, P. Bordia, How Top PR Professionals Handle Hot Air: Types of Corporate Rumors, Their Effects and Strategies To Manage Them, InstituteForPR, 1999 - scarica l’articolo in pdf



